Da venerdì 26 a domenica 28 ottobre, presso il centro culturale Elsa Morante a Roma, si è tenuta la NeXT-Fest, la prima convention romana del movimento connettivista, una corrente letteraria fantascientifica che, nel corso degli ultimi otto anni, si è imposta all’attenzione del pubblico di genere non senza suscitare curiosità da una parte e scetticismo dall’altra. Per una disamina più approfondita di che cosa sia stato e continui a essere ancora oggi il connettivismo rimando a questa utile “guida galattica per non connettivisti” in quattro puntate redatta da Giovanni de Matteo, uno dei padri fondatori del movimento.

Personalmente mi sono accostato al movimento circa tre anni fa. Avendo sempre scritto in solitudine, non ero mai venuto a conoscenza di gruppi, community o altri circoli che si interessassero di fantastico e fantascienza. In Italia la nozione stessa di fantasia viene spesso ingiustamente associata all’immaturità e al desiderio di evasione, mentre per me rappresenta l’unica vera modalità di rappresentazione narrativa del reale. Senza il ricorso all’immaginazione unita alla speculazione non avremmo accesso a nessun tipo di creatività (un po’ come quei servizi televisivi privi di commento, così crudi e reali da non lasciare spazio alle interpretazioni), e allo stesso modo senza la scintilla della fantasia ci limiteremmo a scrivere di cronaca o al massimo di giornalismo, utili quanto volete, ma profondamente diversi da ciò che la narrativa si propone di fare. La narrativa, pure quando non tocca le punte più alte della letteratura, resta la migliore lente di ingrandimento a nostra disposizione per comprendere la realtà, passata, presente o futura che sia. Quindi è stato logico iniziare a simpatizzare per loro, per i connettivisti, vessati a più riprese per motivi a volte sensati ma più spesso futili e pretestuosi.

Il connettivismo è l’ennesima avanguardia letteraria oppure rappresenta una semplice corrente di narrativa fantascientifica? Secondo me è una questione di poco conto o almeno di secondaria importanza rispetto all’immobilismo che affligge la narrativa del nostro paese.

Mi limito alla constatazione del fatto che se oggi in Italia si parla di fantascienza come se ne parla nel resto del mondo, è dal movimento connettivista che arrivano questi discorsi, come è dal movimento connettivista che emergono autori e proposte di rinnovamento. E questo è un fatto.

Questo per dire che, nel corso degli ultimi tre anni, alcuni miei romanzi sono stati accostati al movimento connettivista. Una cosa di cui non ero pienamente cosciente. Una cosa di cui né mi risento, né mi compiaccio. Antidoti umani e e-Doll – Il Fabbricante di Sorrisi possono essere considerati romanzi connettivisti? Io non lo so. Alcuni di quelli che li hanno letti dicono di sì, altri di no. Io ho scelto di fare lo scrittore e in quanto tale lascio agli altri questo genere di interpretazioni e conseguenti catalogazioni.     

Resta il fatto che alle convention di fantascienza si parla poco di libri (ma chi ha il tempo di leggerli?), non si dibatte quasi mai di idee (ah, io non ci capisco niente…) mentre spesso ci si accanisce sulla difesa preventiva o l’attacco ideologico di questa o quella particolare questione (ma tu allora sei quello che… ; ho capito dove vuoi andare a parare). Tutti discorsi pressoché irrilevanti e men che mai di qualche interesse per il pubblico che vorrebbe capire, appassionarsi e partecipare.

Senza voler interpretare il suo pensiero, credo che anche Dario Tonani, presente alla NeXT-Fest per raccontare del suo ultimo lavoro, il ciclo completo di racconti steampunk intitolato “Mondo9” edito per Delos Books, la pensi in parte come me: nel suo intervento infatti ha  richiamato tutti quanti – scrittori, giornalisti, critici e fan – al dialogo piuttosto che alla critica, alla collaborazione invece che alla solita e spesso sterile puntualizzazione. Se davvero si vuole cambiare qualche cosa nella percezione della narrativa di genere in Italia (sedimentata tra il dubbio della sua morte e la certezza della sua agonia), è arrivato il tempo di credere, di aiutarsi l’un l’altro, di vedere il buono invece che criticare, polemizzare, mettere di continuo i puntini sulle i e voler spaccare in due il capello. Perché poi quando si tirano le somme, si finisce con il restare con i puntini sulle i e mezzo capello in mano. E mentre nel resto del mondo fantascientifico ci si interroga e si scrive di questioni che investono la trasformazione della natura umana, il potenziamento del corpo e della mente biologica, l’impatto dell’accelerazione tecnologica sulla vita quotidiana e l’esplorazione spaziale (sì, siamo arrivati anche su Marte!), da noi ci si accapiglia su che cosa sia il connettivismo, se sia cioè troppo fantascientifico o se al contrario non lo sia abbastanza, se abbia troppi padri illustri o se non abbia nessuno, se cioè a forza di ibridare a destra e a manca, sia colpevolmente e promiscuamente bastardo.

Io ho letto testi di autori connettivisti. Alcune cose mi sono piaciute, altre no. In ogni movimento letterario esistono fuori-classe di cui ci si riempie la bocca, interpreti mediocri che ci mettono l’impegno e oscuri scarpari presto dimenticati, il punto non è questo. Il punto è partecipare a qualche cosa di interessante e di unico in un panorama letterario italico afflitto da “nanismo” tematico e provincialismo salottiero; il punto è desiderare di esserci nel momento in cui si può lasciare una traccia del proprio passaggio in questo ambiente.

E le tracce rimangono. Sulla collana Avatar della Kipple Officina Libraria, che dirigo da un paio d’anni insieme a Sandro Battisti, un altro dei padri del connettivismo, ospitiamo voci provenienti dal movimento, le digitalizziamo e le diffondiamo in ebook sul mercato italiano ed estero. Il mio intervento durante la NeXT-Fest è stato proprio volto a raccontare quello che è successo su Amazon e sugli altri portali. La rapida trasformazione dell’editoria – dalla sua forma tradizionale cartacea a quella digitale – avanza spedita tanto più che in meno di 11 mesi abbiamo venduto più di 3000 ebook, abbiamo restituito dignità alla forma narrativa del racconto che in Italia non è quasi mai esistita e soprattutto abbiamo pagato royalties agli autori, anche se non esorbitanti, in un mercato digitale che rappresenta ancora lo 0,2 – 0,3% del totale dell’editoria nazionale. E questo è un altro fatto.

Bruce Sterling e la realtà aumentata – parte 1

In tutto ciò il connettivismo attrae e incuriosisce. Nel corso degli anni in molti si sono accostati al movimento e altrettanti sono tutt’ora i suoi simpatizzanti. La presenza seppure remota di Sergio “Alan D” Altieri – sostenitore di lungo corso – e di Bruce Sterling con il suo intervento sul concetto di Realtà Aumentata e gli attuali sviluppi applicativi presso aziende start-up come l’olandese Layar, a cui, grazie a Luigi Milani, ho avuto modo di partecipare in prima persona (e di cui sono disponibili alcuni estratti cliccando sulle immagini di sotto), stanno a testimoniare una vitalità e un entusiasmo che altrove purtroppo latita. E lo dico a ragion veduta, dopo aver partecipato a numerose convention di fantascienza, spesso autoreferenziali, paludate e soporifere sia nei temi che nell’organizzazione.                                     

Bruce Sterling e la Realtà Aumentata – parte 2

La NeXT-Fest è stata una goccia, inutile negarlo, eppure una goccia ben distillata. E questo, il terzo, è un altro fatto.

 

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Commenti

  1. [...] a quanto pensavo ieri le recensioni/impressioni non si sono esaurite ed è ora il turno di Francesco “Xabaras” Verso che tratteggia anche il senso della presenza di Bruce Sterling alla convention (senso e brandelli [...]

  2. [...] riportare qui i collegamenti ai rispettivi resoconti della Next-Fest redatti da Sandro Battisti e Francesco Verso, in cui mi sembra di riscontrare una comunione di fondo – fatti i dovuti distinguo - con gli [...]